martedì 22 aprile 2008

RIFLESSIONI

Mettendo a tacere scoramento ed amarezza, provo ad intervenire nel dibattito usando la lucida ragione più dei sentimenti.

Premetto che da due anni sono ipercritico, esponendo le mie ragioni in ambito locale ed in quello nazionale, verso la frammentazione della sinistra e l’ammucchiata elettorale che ha partorito ed è per questo che ho tenuto un basso profilo nella campagna elettorale.

Era opinione diffusa negli ambienti della sinistra che sarebbe stato un insuccesso, ma nessuno, nemmeno io, poteva immaginare questo risultato disastroso.

Nessuno gioisca, poiché il danno non è solo per la casta di sinistra, che può averlo meritato, né per la sinistra ideologica, ma per tutta la società italiana a partire da quella che si vorrebbe proteggere ed aiutare.

Non credo, infatti, che le stesse sensibilità per le classi subalterne si possano trovare nelle altre forze politiche, ivi compreso il PD.

Per cui il mio motto continua ad essere “maledetti, vi amerò” cioè vi amerò malgrado voi e gli errori che fate, starò con voi a costruire dialetticamente un percorso alternativo per rappresentare i non rappresentati, superando la mia irrefrenabile voglia di mandarvi al diavolo e di andare a coltivare il mio orto.

Turandomi il naso ho deciso di non astenermi ed ho votato Arcobaleno, per questo ho le carte in regola per analizzare criticamente la situazione.

Cosa è avvenuto: semplicemente il PD ha vampirizzato la Sinistra e non ha battuto la destra.

Veltroni ha prima rimesso in sella Berlusconi, quando questi stava per sparire dalla scena politica, indicandolo come interlocutore privilegiato, ha lanciato poi l’idea della vocazione a governare, spampinando l’Unione ed infine con un atto proditorio con il voto utile, ha mistificato che i sondaggi lo davano ad un’incollatura dal PDL, mentre, come diceva Berlusconi, era a 9/10 punti di distacco.

Hanno risposto all’appello direttamente il comunista Bertolucci, Nanni Moretti, Flores D’Arcais, Dario Fo e indirettamente, con il voto a IDV Pardi ed una parte dei girotondi, Travaglio, le liste civiche del Piemonte di Mariano Turigliatto, l’Art.21, per citare i più noti.

Non si tratta di giustificare una sconfitta, che ci stava tutta, ma il crollo.

Per usare bene la ragione prendiamo in considerazione i dati concreti ovvero i risultati.

Come sapete contemporaneamente alle politiche si sono tenute regionali, provinciali e comunali, ognuno di voi può andare a controllare i risultati, io, a mo’ d’esempio, ne riporto alcuni a confronto:

CAMERA PROVINCIA

Friuli (regione) 3,1 5,7

Sicilia (regione) 2,6 4,9

Udine 2,7 4

Asti 2,7 4,1

Foggia 2,6 5,3

Massa 6,1 8,7

Varese 2,5 4,1

Si tratta del 50 per cento in meno alle politiche rispetto alle amministrative e la percentuale cresce al Senato nella più fondata, ma ingannevole, speranza di frenare il berlusconismo.

PD e IDV non hanno ottenuto un voto di consenso alla loro proposta politica, ma un voto di paura.

Il berlusconismo àltera il quadro democratico, ma Veltroni lo sottovaluta.

Il berlusconismo è un modello di società e di cultura agli antipodi di quella che auspichiamo e, quindi, la battaglia culturale è essenziale per vincere.

Quindi, la sinistra non è ancora sparita.

Dico ancora, poiché, senza volere essere apocalittico, secondo me, l’americanizzazione del sistema politico italiano, se consolidato da riforme costituzionali, farà sparire non solo la sinistra ma la rappresentazione delle istanze sociali di cui parliamo.

Il sistema bipartitico non ammette interferenze della società, che viene ascoltata solo alla vigilia di elezioni, senza potere di controllo sulle scelte successive.

Già ora, di fronte a giuste richieste, basta che un politico di governo si presenti in televisione, parlando a milioni di persone, per motivare con crisi economiche, belle parole o altre scuse che non ci sono soldi e l’opinione pubblica abbozza e tace.

Abbiamo due anni di tempo ed alcune contingenze favorevoli per scongiurare questa evenienza.

I dati oggettivi dei risultati ci dicono due cose:

  1. Senza l’ansia per il voto utile la sinistra avrebbe raccolto il 6/7 per cento ed oggi non staremmo a disperarci, ma semplicemente a trovare qualche plausibile giustificazione al moderato insuccesso. Facciamo di necessità virtù e, attraverso il trauma dell’esclusione dal Parlamento, affrontiamo un ragionamento più approfondito e complessivo sull’essere della sinistra e sul suo possibile futuro.

Cominciamo a riflettere sulla permeabilità dell’elettorato della sinistra alle sirene allarmistiche di Veltroni.

Forze dipinte come identitarie (PdCI, Rifondazione, Verdi) in realtà non dispongono di alcun solido voto di appartenenza ossia si sono trasformate in larga misura in un movimento d’opinione soggetto per questo agli umori dei media.

Quale radicamento hanno?

Abbiamo potuto verificare anche noi come i rappresentanti della sinistra e lo stesso sindacato siano stati accolti come corpi estranei nelle fabbriche in occasione dell’ultimo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici e l’accusa principale era di esserci solo in ben determinate occasioni non per ascoltare le istanze dei lavoratori, ma per orientare il loro voto. Per non parlare dell’immagine di litigiosità offerta ai lavoratori. Mi ha stupito che lo stesso Ferrero si sia stupito e solo in quell’occasione abbia preso coscienza di come la sinistra venisse percepita come lontana ed assente. Ovviamente lo stesso ragionamento lo possiamo applicare ad altri luoghi di lavoro, come le scuole ed in generale ai luoghi del lavoro dipendente.

Leggevo che Chiamparino, rivolgendosi alla sua classe politica invitava a “meno convegni e più mercati”, ritengo che questo invito lo debba raccogliere a maggior ragione la sinistra.

Dobbiamo essere meno radical-chic, meno intellettualoidi e stare di più tra la gente comune, ascoltare le loro richieste e le loro ansie, tradurle in aggregazione sociale ed in proposta politica.

Mi ha colpito la frase di una mail di un altro Massimiliano “SIAMO ANTIPATICI NEL NOSTRO VOLER SEMPRE INDICARE UN MODELLO DI VITA CHE NEMMENO NOI SEGUIAMO (CHI PIÙ CHI MENO..)”.

Non dobbiamo calare nelle loro teste i nostri utopistici progetti di società ideali o idealizzate, ma costruire i progetti sulla base di bisogni concreti, reali e verificati.

Non si può prospettare l’Eden a chi ogni giorno deve fare i conti con la fame, la povertà e l’incertezza di futuro.

Chi ha la pancia piena può, in alternativa a Porta a Porta, venire ai convegni, ma gli altri….

Gli studi ed i seminari sono utili, ma non possono diventare l’unica forma della politica.

I partiti della sinistra, come tutti gli altri partiti, si sono trasformati in un mero aggregato di cariche elettive, in un ceto blindato autoreferenziale. Solo così si spiega il modo con cui si sono fatte le candidature, senza nessuna discussione, senza aperture, cioè liste costruite a tavolino.

Alla scelta, secondo me, irresponsabile, del PD di spazzare via la sinistra non è stato contrapposto nulla, preoccupandosi solamente di blindare e perpetuare la nomenclatura.

Così era e così è stato percepito: un cartello elettorale per superare la soglia di sbarramento.

Il trauma elettorale dovrebbe servire almeno a smascherare cosa c’era dietro i simulacri.

Servono regole nuove, capaci di restituire visibilità, partecipazione e coinvolgimento alla sinistra diffusa che esiste e che va coinvolta e responsabilizzata in un processo costituente.

Un processo di reale democrazia partecipata, solido nei contenuti, capace di farsi ascoltare dal paese reale ossia è necessaria una vera e propria rivoluzione culturale.


  1. L’altra cosa che emerge dal risultato elettorale è che il cittadino predilige l’azione di governo, quella che incide direttamente sulla vita di tutti i giorni e che, tra una proposta-testimonianza ampia ma non realizzabile ed un suo surrogato praticabile, l’elettorato sceglie il secondo.

Pertanto, poiché credo che nessuno di noi voglia trasformarsi in un’associazione di volontariato cominciamo ad evitare di dire “la nuova sinistra è bene che stia fuori dal parlamento per divenire soggetto di persone e non soggetto di partiti”.

Se non vi si riesce pazienza, ma se si vuole avere seguito e se si vogliono veramente realizzare miglioramenti della vita delle persone dobbiamo avere anche noi la “vocazione maggioritaria” pur sapendo che siamo alla partenza una minoranza, ma non siamo minoritari.

Il risultato elettorale ha creato, tuttavia, un contraccolpo psicologico che si manifesta con due temibili rischi: la fuga nel movimentismo e quella nella nicchia identitaria.

  1. La fuga nel movimentismo


Sono il primo a criticare il sistema dei partiti e la loro organizzazione interna, ma trovo sbagliato la demonizzazione del partito.

In origine i partiti di massa nascono dal basso come momento di riunificazione e di sintesi delle istanze popolari e per decenni hanno seguito la via dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso.

Negli ultimi 20/30 anni è iniziata una progressiva degenerazione di essi per cui la via rimasta è quella dall’alto verso il basso.

Se non si vuole scivolare nel movimentismo, la problematica sul partito non può essere elusa.

I movimenti nascono, hanno una loro autonomia ed una loro identità NO TAV, NO DAL MOLIN, NO GLOBAL e muoiono quando la loro ragion d’essere si esaurisce (ovviamente ne sorgono altri) un partito può essere sensibilizzato da essi, ma non può identificarsi in essi né egemonizzarli.

Se li egemonizza li fa morire e se si identifica si sclerotizza e muore con essi.

Teniamo, quindi, separati ma vicini partito e movimenti.

Rispolveriamo, se necessario, la teoria del partito come intellettuale organico.

I movimenti nascono su temi specifici, su questi si fonda la loro identità e la loro radicalità fino alle estreme conseguenze.

Facciamo l’esempio dei no tav: sull’alta velocità sono tutti d’accordo e pronti a tutto.

Ma sugli immigrati? E sulla fecondazione assistita? E sull’indicizzazione di salari e pensioni?

Su tutto ciò che va oltre l' identità, il movimento, tutti i movimenti, si frammenta.

Inoltre, se il nuovo governo, con la forza, portasse a termine i lavori che fine farà il movimento?

Un partito deve essere più di un movimento ed andare oltre e comprendere tutte le esigenze e portarle a sintesi.

Un partito deve sapere selezionare ciò che si può fare e soprattutto ciò che non si può non fare.

Rifondazione ha vissuto nei movimenti e con i movimenti una stagione felice, anche elettoralmente, solo che quando il movimento ha esaurito la sua spinta propulsiva e Rifondazione si è confrontata con la scelta governativa è entrata in crisi irreversibile.

Non sarebbe opportuno ripetere un’altra stagione di entusiasmi a cui seguiranno le delusioni.

Questo finirebbe per sfiancare la sinistra e la sua residua credibilità.

Un partito che voglia avere un futuro per trasformare la società italiana deve conquistarsi la credibilità, così come se l’era conquistata lo storico PCI, attingere linfa dai movimenti, ma non confondersi con essi.

Che cosa ha diritto di stare in cima alle priorità?

È, forse, meno impellente affrontare il tema di chi è costretto a frugare tra i rifiuti dei mercati per recuperare un po’ di orto-frutta commestibile o di chi, con pochi soldi, è sotto sfratto o delle crisi psicologiche dei giovani precari a vita senza speranza di futuro?

Tra queste ce n’è una in testa al non si può non fare?

Ecco perché non ci si può settorializzare su un tema ed è necessario un luogo in cui le varie istanze si trasformino in programma politico.

Non trascurando che se si vuole evitare il libro di sogni è necessario individuare dove, come e a scapito di chi trovare le risorse economiche per realizzare il programma.

Ricordiamoci che non è all’ordine del giorno la rivoluzione socialista e, ad essere ottimisti, non lo sarà più per lunghissimo tempo.

Uno dei limiti di questa sinistra è stato l’avere posto quasi esclusivamente l’attenzione sulle ricorrenti emergenze, senza guardare la quotidiana vita normale nel suo complesso, quella che riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini.

Oggi sentiamo parlare molto degli incapienti: giustissimo parlarne e risolvere, ma pian piano, aggiustamento dietro aggiustamento, la consistenza dell’assegno di sostentamento degli incapienti si sta avvicinando al valore di salari e pensioni, cioè tra non molto la stragrande maggioranza dei cittadini, circa 30 milioni, precipiterà nella povertà o nell’incapienza.

La sinistra ha un progetto, una proposta credibile per evitare la catastrofe?

Nel 1946, Togliatti, per ampliare la sfera d’influenza del partito sui ceti medi si inventò il sistema cooperativo, che in Emilia consentì di costruire un blocco sociale progressivo, offrì lavoro ai disoccupati e salari decenti.

Oggi dopo più di 60 anni le coop le troviamo attente alle scalate bancarie, accanto ai furbetti del quartierino, ma allora fecero diventare l’Emilia rossa un fiore all’occhiello dei comunisti e sancirono una fedeltà al partito di larghe masse, malgrado le vicissitudini, ancora intatta.

Non si tratta di riproporre un modello già diffuso e deteriorato, ma di avere idee creative ed una visione ampia delle dinamiche sociali e un progetto di società, se non alternativo, almeno complementare.

Questa dovrebbe essere la nuova sinistra italiana.


  1. La fuga nella nicchia identitaria

Ci può essere ancora qualcuno non offuscato dall’insuccesso che possa ritenere che si siano perse le elezioni poiché nei simboli era assente la falce e martello o perché abbiamo mimetizzato la nostra natura di comunisti? C’è qualcuno che può, con mente serena, affermare che in Sicilia al posto di Lombardo o in Padania al posto di Bossi avremmo vinto con la identità sbandierata?

Eppure, oltre a Massimiliano, ce ne sono tanti altri così convinti: da Diliberto e Rizzo a Ferrando a Ferrero a Turigliatto . Mettendoli tutti assieme, ovviamente senza Sinistra democratica e Verdi, sotto un simbolo glorioso si raggranellava un voto in più o al contrario si precipitava oltre il fondo?

Non si potrebbe questa convinzione ascrivere nel novero dell’autoreferenzialità, della lontananza dalla realtà oppure nel regresso nostalgico e nell’ideologismo astratto?

Dove sono, Massimiliano, i comunisti, in Italia e nel resto del mondo, e dove la coscienza di classe e soprattutto dove la lotta di classe in una società altra dal Novecento?

In Italia, ma non solo, il conflitto è sociale, la linea della oppressione è interclassista, passa tra i ricercatori universitari e i precari. Non c'è più una classe offesa e oppressa: a vivere il fenomeno della pauperizzazione e dello sfruttamento sono i ceti medi, è la piccola e media borghesia, pensionati, operai, giovani laureati, immigrati.

La chiave di lettura del marxismo che ci è stata utile a decodificare le società dei secoli scorsi è spuntata, non serve più o non basta se non per categorie generali, anche se alla vista non ne abbiamo altre.

Intestardirsi sul vecchio forse sarà consolatorio, ma non serve alla bisogna.

Non si è comunisti per appuntarsi il distintivo all’occhiello, ma per rispondere alle sofferenze degli infelici a noi contemporanei.

Per cui, rimettiamo nel baule i cari attrezzi che ci sono stati tanto utili e, puliti gli occhi dalle lacrime, attrezziamoci con nuovi ed idonei strumenti per affrontare l’arduo cammino.

Questo vuol dire essere comunisti oggi!


Giuseppe B.

lunedì 21 aprile 2008

IL MITRA

Non ha avuto ancora l'incarico dal Presidente Napolitano, ma ha già iniziato a farsi riconoscere:

http://it.youtube.com/watch?v=_nWNoN2jqKk&feature=related

mercoledì 16 aprile 2008

RIFLESSIONI

COMPAGNI E COMPAGNE
A MENTE FREDDA VORREI PROPORVI UNA RIFLESSIONE FRUTTO DELLA MIA INSONNIA, COMUNQUE UN PUNTO DI PARTENZA.
VOLENTI O NOLENTI SIAMO AD UNA SVOLTA EPOCALE, CULTURALE PRIMA CHE POLITICA; L'IMPERO (NELL'ACCEZIONE DATAGLI DA NEGRI E HARDT NELL'OMONIMO "MATTONE" PUBBLICATO QUALCHE ANNO FA) HA VINTO E NOI, INFINITAMENTE DEBOLI PERCHE' DA SEMPRE IN POCHI E OGGI POCHISSIMI, NON POSSIAMO FARCI NULLA.

PER SPIEGARE QUESTA VITTORIA POSSIAMO APPIGLIARCI A TUTTO E AL SUO CONTRARIO: IL VOTO UTILE, UN FORTE ASTENSIONISMO CHE PARE ABBIA COLPITO DI PIU' LA SX, LA FRAMMENTAZIONE INTERNA ALLA SX CON LA RELATIVA PERDITA DI VOTI CAUSATA DALLA LINEA GOVERNISTA E COMPATIBILISTA DURANTE IL GOVERNO PRODI MA ALTRI VOTI PERSI DAL CENTRO PER IL CORIACEO ANCORAMENTO A VALORI CONSIDERATI ORMAI DESUETI O NON PROGRESSISTI.
TUTTO VERO, MA NULLA IN CONFRONTO ALL'INARRESTABILE E FORSE IMPERCETTIBILE MARCIA DEL SUCCITATO IMPERO GLOBALE E SOVRANAZIONALE.
IL RISULTATO SONO 2 SCONFITTE (EBBENE SI', MEGLIO VELTRONI!) E 1 SOLA VITTORIA MA SUL LUNGO PERIODO NULLA PUO’ CAMBIARE:

L’IMPERO HA EROSO LA COSCIENZA DI CLASSE PROPRIO QUANDO LE CLASSI SI RIDUCONO FACENDOSI PIU’ NETTE (SOTTOPROLETARIATO, POPOLO, RICCHI) E SE IL PAESE VOTA A DX E' PERCHE' RISULTIAMO ANTIPATICI NEL NOSTRO PONTIFICARE MONDIALISTA SU PROBLEMI EPOCALI, LA PACE, LA GUERRA, L’AMBIENTE, INDICANDO UN MODELLO DI VITA PAUPERISTA CHE NEMMENO NOI SEGUIAMO (CHI PIU' CHI MENO..). IO VIVO QUOTIDIANAMENTE A CONTATTO CON L’UOMO QUALUNQUE E COLGO LE SUE ASPIRAZIONI; A PARTE QUALCHE ECCEZIONE VI POSSO ASSICURARE CHE LE PRIORITA’ SONO ALTRE, IN PRIMIS LA SICUREZZA, SUL LAVORO COME PER STRADA. SULLA PRIMA IL PAESE HA CAPITO CHE LA SX NON PUO’ NULLA CONTRO LO STRAPOTERE CONFINDUSTRIALI E SULLA SECONDA LA DESTRA AUTORITARIA DA’ RISPOSTE PIU’ SODDISFACENTI.

RISOLTI QUESTI PROBLEMI LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI VORREBBE VIVERE LA SUA ESISTENZA PASCIUTA GOZZOVIGLIANDO NEL CONSUMISMO SFRENATO, INDEBITANDOSI OLTREMODO (DEL RESTO QUALCUNO VEDE NELL’INDICE DI INDEBITAMENTO PROCAPITE UN SEGNO DI PROGRESSO) FREGANDOSENE ALTAMENTE DI TUTTO CIO’ CHE ABBIA A CHE VEDERE CON LA SOLIDARIETA’ E L’INTEGRAZIONE DEL DIVERSO, DEL PIU’ DEBOLE, DELLO SBANDATO.

A NOI ERUDITI SOGNATORI NON RESTA QUINDI CHE COMPIACERCI DEI NOSTRI NOBILI INTENTI MA SENZA PIU’ UNA POSIZIONE POLITICA QUESTA STOICA DIFESA DI UN POPOLO CHE POTREMMO LEGITTIMAMENTE DISPREZZARE SARA’ UN COMPITO PER POCHI ELETTI.

IN ALTERNATIVA POSSIAMO SOLTANTO PERDERE LA NOSTRA IDENTITA’ DIVENTANDO COME TUTTI GLI ALTRI.
CHI VUOLE RIPROVARCI DOVRA’ RIPARTIRE DA MOLTO MENO DI ZERO, MA MOLTI DI NOI SI PERDERANNO PER STRADA E "QUALCUNO TRA NOI, TRADIRA’"; VEDO QUEL QUALCUNO IN TUTTI COLORO CHE DALLA POLITICA PRETENDERANNO AD OGNI COSTO UNA RAPPRESENTANZA POLITICA.

Max



martedì 15 aprile 2008

COME DARGLI TORTO

C’era allora un governo di centro sinistra formato da piccoli partiti. Nessuno fu interpellato da Topo Gigio su una legge che li avrebbe fatti scomparire. Topo Gigio è stato il miglior alleato del PDL. Ha fatto cadere il Governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vice presidente del Consiglio. Meglio comunque un vero nemico che un falso amico. L’indulto, Mastella alla Giustizia, la mancata cancellazione delle leggi ad personam, l’isolamento di De Magistris e della Forleo a chi li dobbiamo? Che differenza c’è stata tra il quinquennio berlusconiano e il biennio prodiano?
La legge elettorale è incostituzionale. Ci hanno trattati come bestie che possono fare solo una X su un simbolo. E la X l’abbiamo messa lo stesso perché siamo condizionati da mezzi di informazione anti democratici. Rappresentano gruppi di interessi. Chi li controlla, controlla il Paese
Il punto di rottura sarà l’economia. Siamo in recessione. Il nostro PIL non crescerà nel 2008. Il risultato peggiore dell’economia mondiale, a parte l’Africa. Se il PIL non cresce, diminuisce l’occupazione. Crescita zero vuole dire da uno a due milioni di posti di lavoro in meno. Il gioco delle tre tavolette, che dura da anni, di trasformare un posto di lavoro in due precari non può continuare.
Il voto a MPA e alla Lega è un segnale di si salvi chi può. Ognuno per sé e Dio per tutti. Se Soru, per fare un esempio, avesse presentato una lista secessionista in Sardegna avrebbe vinto a mani basse.
Milioni di persone a destra e a sinistra non avranno rappresentanza nel nuovo Parlamento. Sono precari, ecologisti, disoccupati, giovani. Lasciarli fuori dal Parlamento mentre dentro ci sono un centinaio tra condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio non è una buona idea.

http://www.beppegrillo.it/

LA CADUTA DEL PANDA

Che l'esito di questa consultazione non potesse regalare nulla di buono dalla nostra parte politica era abbastanza atteso, ma che la portata di tale sconfitta ci escludesse dalla rappresentanza politica nel Parlamento italiano, probabilmente nemmeno il più pessimista e raffinato intellettuale di sinistra se lo sarebbe immaginato.
Siamo dinanzi ad un sistema politico che nonostante una pessima legge riafferma un modello bipartitico con la sola presenza di 5 forze nei due rami del Parlamento: a distanza di 15 anni dal famoso referendum Segni che diede il via alla stagione del maggioritario con la “mattarellum” con una maggioranza bulgara dell'80%, gl'italiani con l'avvento di Berlusconi prima e con la spinta del PD di questi mesi, sono riusciti laddove la politica ha fallito, votando quasi esclusivamente per due partiti, PDL e PD, percentuali che aggregante sono poco lontane da quella che allora votarono SI' al maggioritario.
Gli addetti ai lavori la chiamano semplificazione: l'eliminazione delle ali più estreme o radicali facilita l'attività di governo e delle amministrazioni. Da questo punto di vista i modelli anglossassoni la fanno da maestri ed il nostro Paese con questi risultati si è posto rapidamente a ruota.
Avremo ancora tempo di parlare di sistemi elettorali e di forme di rappresentanza, ma il successo del Pdl è indubbiamente il successo della Lega, che con la sua peculiarità di partito territoriale privo di retaggi ideali ha fatto breccia nel nord più ricco, industrializzato e deluso dai due anni del governo Prodi. Il dato sulla Lombardia, pensando alla vicenda Malpensa-Alitalia è esemplificativo del forte radicamento sul territorio di questa forza politca.
Stesso dicasi della Sicilia che dopo il “botto” del 2006, il centrodestra ha bissato nonostante le candidature forti per le regionali della Finocchiaro(donna di spicco del PD) e della Borsellino con la vicenda giudiziaria della presidenza Cuffaro che aleggiava sull'esito della consultazione.
La vittoria del Pdl apre degli scenari imprevedibili sull'asse del “vecchio” centrosinistra di prodiana memoria. Qualche commentatore ha parlato di buon risultato del Pd, omettendo di segnalare quelle che erano le percentuali dei Ds e della Margherita alle politiche del 2006, omettendo il bagaglio di visibilità goduta negli ultimi 6 mesi dove si è continuamente pontificato sulle qualità comunicative di Veltroni. Il Pd ha sfondato, ma a sinistra.
Il dato sul “profondo” nord è significativo della sua difficoltà di raccogliere quell'elettorato moderato e lo è altrettanto il fatto che nelle regioni “rosse” ci sia stato il tracollo della cosidette sinistra “radicale”. “Presumo” che Veltroni si attendesse di più e che coltivasse la speranza di dar filo da torcere al Senato ambendo ad avere uno scarto risicato con il Suo avversario. Ciò non è stato ed il suo progetto si è attuato limitatamente alla sola riforma bipartitica che nei fatti si è concretizzata e sono certo che nelle prossime settimane, “qualche” collega non mancherà di fargli notare errori nelle strategie e nelle alleanze (vedi ingresso dei radicali).
Ma veniamo al panda: personalmente m'immaginavo una sinistra con un peso sufficiente per sedere alla Camera e l'ambizione di poter avere qualche senatore per rendere più etereogeneo Palazzo Madama, invece....
Usciamo dalle urne senza rappresentanza parlamentare e questo è un dramma su diversi fronti: impossibilità d'incidire nelle scelte politiche, visibilità e soprattutto sull'aspetto economico (la politica costa). La caduta è stata dirompente e l'emorragia di voti transitati in area Pd o potenzialmente rimasti a casa inducono a lunghe riflessioni sui motivi della Grande Sconfitta che arriva sulla scia di quelle francesi prima e spagnole poi con Izquierda Unida. Provo ad individuarne qualcuna: la scelta del candidato Primo Ministro, con tutto il rispetto per la persona e per il ruolo rappresentato finora da Bertinotti, una figura più giovane e che potesse dare la sensazione di rottura con un determinato establishment di partito (perchè non Ferrero) sono convinto che avrebbe dato qualche beneficio in più; il nome, sarebbe stato più semplice in tempi di “semplificazione” chiamarlo solamente La Sinistra sgombrando il campo da equivoci e facili ironie; infine ma non ultima è il rapporto ormai smarrito con con quelle aree di disagio e precarietà che pervadono il nostro Paese e che una sinistra moderna dovrebbe rappresentare.
E' stata una caduta rovinosa, per quello che immaginavamo dovesse essere un panda della politca, dalla quale sarà difficile rialzarsi nel disperato tentativo di dar voce e speranza a quella parte di Paese che crede ancora nella necessità di una Sinistra italiana.

Luca Tumminello

giovedì 10 aprile 2008

ULTIMI APPELLI

.....Le ultime ore di campagna elettorale saranno quelle delle grandi promesse, degli ultimi grandi spot che troveranno il loro epilogo domani sera nel salotto di Mentana.
Nel mio piccolo farò un appello a quei "quattro" ospiti di questo blog che arrivano dall'esperienza politica diessina:
- per coloro che hanno troscorso oltre un decennio "sentendosi" DEMOCRATICI e di SINISTRA;
- per coloro che hanno condiviso la mozione Fassino e successivamente subito il fascino mediatico di W.V.;
- per coloro che pensano che il governo sia caduto a sinistra e non a causa di Mastella o delle aspettativa tradite da un esecutivo incapace di essere ALTERNATIVO al centrodestra;
- per coloro che immaginano che tra Calearo/Colannino e Boccuzzi possa pravalere la parola di quest'ultimo in un vertice di maggioranza;
- per coloro che non vedono nel modello politico americano l'eccellenza democratica;
- per coloro che non conoscono il collocamento europeo del loro partito e sui grandi temi etici.
- per coloro che attendono il benedetto giorno dell'uscita di scena del leader avversario (quello sì, che sarà uno tsunami), ma non hanno ancora un elemento forte di distinzione nello sviluppo del Paese;
- per coloro che non credono al Pil.

Per tutti coloro che per l'ultima volta avranno voglia si dare almeno un voto a SINISTRA al Senato della Repubblica, ricordandosi della loro storia e delle proprie idee sul mondo.

Luca T.

lunedì 7 aprile 2008

MORIRE DI LAVORO

LAVORARE PER VIVERE NON LAVORARE PER MORIRE!

Martedì 8 aprile a Torre Pellice presso il Cinema Trento alle ore 21.15

proiezione del film "Morire di lavoro" di Daniele Segre. Parteciperanno alla serata ed interverranno il capolista alla Camera dei Deputati Ciro Argentino, operaio Thyssen Krupp, e la capolista al Senato On. Marilde Provera (ingresso libero).

giovedì 3 aprile 2008

IN QUESTO MONDO...QUASI LIBERO...





Compagni e compagne,

vorrei proporre una chiave di lettura del toccante film di Ken Loach “In questo mondo libero” (per chi conosce il regista: sceneggiatura cruda e schietta, uno spaccato sulle condizioni degli immigrati a Londra) proiettato mercoledì 2 Aprile, e con buona affluenza di pubblico, presso la sede di Sinistra l’Arcobaleno.

Come in tutti i film di Loach i toni documentaristici sono senz’altro presenti ma, in questo più che in altri, sono doverosi i distinguo rispetto al paese in cui il film è stato concepito e girato.

Non conosco approfonditamente il mercato del lavoro nel Regno Unito ma so che in Italia (almeno per quello che riguarda le agenzie di intermediazione) non siamo ancora ai livelli qui raffigurati.

Visto da noi, il film perde fortunatamente la valenza documentaristica e assume quella di monito: ecco da cosa dobbiamo difendere il nostro mercato del lavoro!

In Italia vigono serissime ed applicate leggi per quello che riguarda l’apertura di Agenzie per il Lavoro: almeno 4 filiali in 4 regioni differenti e con un capitale minimo sostanzioso; l’obbligo di applicare il contratto collettivo nazionale dell’impresa utilizzatrice, integrativi compresi; lo stipendio al dipendente come priorità assoluta e non subordinabile al pagamento del servizio da parte dell’utilizzatore; l’impossibilità di licenziare il lavoratore dall’oggi al domani una volta che questi abbia superato il periodo di prova; regole addirittura cavillose che regolano l’assunzione di personale non comunitario.

Nel film non mancano certo, soprattutto da un punto di vista psicologico e sociale, aspetti realistici e universali (anche se cinematograficamente esacerbati): il materialismo di una società che vede nel possesso dei beni di consumo il segno del proprio benessere; il cinismo degli addetti ai lavori (in parte come reazione di autodifesa); i problemi degli immigrati; l’inconciliabilità tra lavoro e famiglia per una donna sola; il “caporalato”, con il relativo passaggio dal ruolo di vittima a quello di carnefice come reazione naturale, anche se non giustificabile, a ciò che si è in precedenza subito; gli anziani come mentori di ciò che è stato e non deve tornare ad essere; il desiderio inconfessato di certa classe imprenditoriale che vede nella flessibilità estrema e deregolamentata un auspicabile e profittevole punto d’arrivo.

Venendo agli aspetti satirici, anche questi graditi al regista, evidenzio: la selezione del personale fatta per strada a bordo di una Harley-Davidson; l’agenzia postribolo, con le 2 neoimprenditrici che mandano messaggini erotici sul cellulare dei dipendenti più “fighi” organizzando improbabili festini come via di sfogo allo stress quotidiano; l’eccessiva somiglianza di Angie ad una pornostar qualsiasi e, per finire, il sicuramente involontario (ma ci ha fatto tanto sorridere!) riferimento all’arcobaleno, presente nel logo dell’improvvisata società “Angie and Rose’s recruitment”.

Concludo questa pseudo recensione riflettendo: viviamo (ma per quanto ancora?) in un paese differente da quello raffigurato nel film ma è del tutto evidente che le forze in atto a livello globale stiano spingendo verso “questo mondo libero”.

Bene! Se ognuno di noi reagisse alle inevitabili frustrazioni alle quali il mondo del lavoro direttamente o indirettamente ci sottopone, facendo un po’di politica dalla “parte giusta”, si creerebbe perlomeno un argine alla galoppante mercificazione della forza lavoro.

Chiudo con un appello: se vogliamo che le cose migliorino, o più realisticamente non peggiorino, il 13 e 14 Aprile resistiamo! Votando, e facendo votare Sinistra l’Arcobaleno!

A presto.

Massimiliano